Bonus Donne

I genitori di figli nati o adottati, dal 1° gennaio 2019 al 31 dicembre 2019, possono usufruire di un bonus mensile di 80 euro, pari a 960 euro annuali, se l’importo dell’ISEE non superi i 25.000 euro. Il bonus raddoppia qualora l’ISEE non ecceda i 7.000 euro. La richiesta per ottenere il bonus bebè deve essere presentata telematicamente all’INPS, entro 90 giorni dall’evento di nascita o adozione. Le regole di fruizione del bonus bebè 2019 sono state fornite dall’INPS, con la circolare n. 85 del 7 giugno 2019, specificando che la domanda deve essere corredata dal modello “SR163”, denominato “Richiesta di pagamento delle prestazioni a sostegno del reddito”, La responsabilità professionale del commercialista

 

Di seguito una panoramica sulla responsabilità professionale del commercialista.

Anche nel caso del commercialista, la responsabilità professionale si configura quando il professionista  non si attiene alla cosiddetta diligenza professionale, cioè non adempie agli impegni assunti con la lealtà, correttezza e competenza dovute in relazione all’attività svolta.

Pertanto, il commercialista che sbaglia la dichiarazione dei redditi deve risarcire il suo cliente per l’eventuale danno subito.   Il Giudice di legittimità ha ritenuto che il commercialista incaricato della compilazione delle denunce dei redditi aveva il compito di “redigere le dichiarazioni secondo le regole che presiedono alla corretta denuncia dei redditi del singolo dichiarante”.

Se il commercialista omette di presentare la dichiarazione del cliente, risponde per il mancato rispetto della diligenza ordinaria cioè quella richiesta non al professionista, ma all’uomo comune, sicché, ai fini della sua responsabilità, al cliente basta provare la sola colpa lieve.

Diverso è il caso del commercialista che compila una dichiarazione erronea o disordinata, disattenta e priva della documentazione necessaria e gli errori riguardano questioni tecniche più difficili, rientranti nella sua competenza. In questo caso, il professionista viola gli obblighi di diligenza professionale e, pertanto, ai fini della responsabilità, è necessario provare il dolo o la colpa grave.

Può essere riconosciuto un concorso di colpa fra il commercialista, che aveva compilato la dichiarazione erronea, ed il suo cliente se quest’ultimo non aveva risposto all’avviso del fisco con cui venivano richiesti chiarimenti in ordine alla dichiarazione presentata, posto che la risposta immediata gli avrebbe consentito di rimediare agli errori commessi dal commercialista.

Il danno risarcibile

In caso di errore professionale da parte del commercialista, il risarcimento dovuto da quest’ultimo al proprio cliente non è pari all’intera somma dovuta dal cliente al fisco, in quanto questa è comprensiva degli importi che il cliente avrebbe comunque dovuto corrispondere al fisco in forza della tassazione.    Il commercialista è quindi tenuto a risarcire al proprio cliente solo le maggiori somme che questi si è trovato a dover pagare a seguito dell’errore professionale

 

 

Bonus donne 2021 nella bozza della  Legge di Bilancio

Nella Legge di Bilancio trova posto anche lo sgravio contributivo al 100% per le assunzioni di donne disoccupate residenti  nel Sud, o da almeno 24 mesi se residenti nel resto d’Italia.

Tra le varie misure previste nella bozza di bilancio, che al momento consta di 248 articoli, vi è anche quella avente ad oggetto agevolazioni per le imprese che decideranno di assumere donne disoccupate nel biennio 2021-2022.

Il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Nunzia Catalfo,  al termine della riunione del 16 novembre 2020 ha dichiarato “In Consiglio dei Ministri abbiamo approvato la Legge di bilancio 2021, con la quale stanziamo oltre 38 miliardi per aiutare il tessuto sociale e produttivo ad affrontare e superare l’emergenza”.

Lo stesso Ministro ha, inoltre, confermato l’inserimento del cd. bonus donne 2021 nel testo della bozza della Legge di Bilancio, citando gli sgravi contributivi del 100% per le imprese che assumono donne disoccupate, residenti al Sud, e donne disoccupate da almeno 24 mesi, residenti nel resto d’Italia.

Si tratterebbe di una misura sperimentale, che dovrebbe prevedere l’introduzione per il biennio 2021 e 2022, di un esonero contributivo nel limite massimo di importo pari a 6.000 euro annui.

La Legge di Bilancio fa riferimento allo sgravio contributivo già previsto dalla Legge n. 92 del 2012  e rivolto a:

-donne di qualsiasi età, prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi, residenti nelle regioni del Sud;

-donne di qualsiasi età, prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi residenti in tutta Italia.

Alle imprese viene richiesto un incremento occupazionale netto, calcolato sulla base della differenza tra il numero dei lavoratori rilevato in ciascun mese, ed il numero dei lavoratori mediamente occupati nei dodici mesi precedenti.

Rispettando tale condizione, l’impresa avrebbe diritto ad uno sgravio contributivo della durata di 12 mesi per i contratti di lavoro a tempo determinato, anche in somministrazione; e di 18 mesi per i contratti di lavoro a tempo indeterminato, a partire dal 1°gennaio 2021, e senza necessità di presentare alcuna istanza, in quanto spetterebbe alla stessa applicare l’agevolazione con cadenza mensile, in sede di versamento dei contributi INPS tramite F24, o con cadenza annuale in sede di versamento dei premi assicurativi dovuti all’INAIL.

In ogni caso, il bonus donne 2021 passerà dalla teoria alla pratica solo dopo l’approvazione ufficiale della Legge di Bilancio e l’ok della Commissione Europea.

annuale in sede di versamento dei premi assicurativi dovuti all’INAIL.

 

 

Secondo l’ultimo bilancio di genere pubblicato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, la differenza tra l’occupazione femminile e quella maschile è pari al 17,9%.

L’introduzione dell’incentivo suggerisce, però, uno spunto di riflessione sul tema. È davvero (solo) questa la strada per favorire l’occupazione delle donne? L’interrogativo è emerso nel corso dell’intervista di Informazione Fiscale Tania Stefanutto, dottore commercialista che ha condotto uno studio su tassazione , bonus famiglia e occupazione femminile, partendo dall’analisi delle gender tax, la proposta di tassazione differenziata per genere formulata dagli economisti Andrea Ichino e Alberto Alesina.

“Ieri è stata presentata la Manovra del 2021 e c’è questa decontribuzione delle donne al Sud e va bene. Ma le domanda è: le donne al Sud, le donne al Nord o le donne in generale cosa chiedono per lavorare? Va benissimo aumentare la domanda di lavoro ma se non c’è offerta? La decontribuzione di 6.000 euro presuppone un vantaggio per l’azienda e si spinge l’azienda a scegliere una donna invece che un uomo. Il problema è che se quella donna non vuole lavorare perché non è incentivata ad andare a lavorare, non andrà a lavorare”.

Secondo Tania Stefanutto, infatti, per come è impostato attualmente, il sistema di tassazione e bonus riconosciuti alle famiglie spinge le donne, o in generale il coniuge più debole, a ridurre o ad annullare l’impegno lavorativo. E c’è bisogno di una revisione prima di tutto degli strumenti di welfare.

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In attesa, quindi, di novità che possano incentivare anche da altri fronti l’occupazione femminile, il bonus donne 2021 spinge le imprese a favorire le assunzioni di lavoratrici.

 

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